San Cirillo d’Alessandria (mf)
13.a Tempo Ordinario – I

PRIMA LETTURA (Am 2,6-10.13-15)
Dal libro del profeta Amos
Così dice il Signore: «Per tre misfatti d’Israele e per quattro non revocherò il mio decreto di condanna, perché hanno venduto il giusto per denaro e il povero per un paio di sandali, essi che calpestano come la polvere della terra la testa dei poveri e fanno deviare il cammino dei miseri, e padre e figlio vanno dalla stessa ragazza, profanando così il mio santo nome.
Su vesti prese come pegno si stendono presso ogni altare e bevono il vino confiscato come ammenda nella casa del loro Dio.
Eppure io ho sterminato davanti a loro l’Amorreo, la cui statura era come quella dei cedri e la forza come quella della quercia; ho strappato i suoi frutti in alto e le sue radici di sotto.
Io vi ho fatto salire dalla terra d’Egitto e vi ho condotto per quarant’anni nel deserto, per darvi in possesso la terra dell’Amorreo.
Ecco, vi farò affondare nella terra, come affonda un carro quando è tutto carico di covoni.
Allora nemmeno l’uomo agile potrà più fuggire né l’uomo forte usare la sua forza, il prode non salverà la sua vita né l’arciere resisterà, non si salverà il corridore né il cavaliere salverà la sua vita.
Il più coraggioso fra i prodi fuggirà nudo in quel giorno!».
Oracolo del Signore.

SALMO RESPONSORIALE (Dal Salmo 49)
Perdona, Signore, l’infedeltà del tuo popolo.
«Perché vai ripetendo i miei decreti
e hai sempre in bocca la mia alleanza,
tu che hai in odio la disciplina
e le mie parole ti getti alle spalle?
Perdona, Signore, l’infedeltà del tuo popolo.
Se vedi un ladro, corri con lui
e degli adùlteri ti fai compagno.
Abbandoni la tua bocca al male
e la tua lingua trama inganni.
Perdona, Signore, l’infedeltà del tuo popolo.
Ti siedi, parli contro il tuo fratello,
getti fango contro il figlio di tua madre.
Hai fatto questo e io dovrei tacere?
Forse credevi che io fossi come te!
Ti rimprovero: pongo davanti a te la mia accusa.
Perdona, Signore, l’infedeltà del tuo popolo.
Capite questo, voi che dimenticate Dio,
perché non vi afferri per sbranarvi
e nessuno vi salvi.
Chi offre la lode in sacrificio, questi mi onora;
a chi cammina per la retta via
mostrerò la salvezza di Dio».
Perdona, Signore, l’infedeltà del tuo popolo.

VANGELO (Mt 8,18-22)
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, vedendo la folla attorno a sé, Gesù ordinò di passare all’altra riva.
Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, ti seguirò dovunque tu vada». Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
E un altro dei suoi discepoli gli disse: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Ma Gesù gli rispose: «Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti».

MEDITAZIONE QUOTIDIANA

Parola – Prima lettura Am 2, 6-10.13-16
… «Per tre misfatti d’Israele e per quattro non revocherò il mio decreto di condanna, perché hanno venduto il giusto per denaro e il povero per un paio di sandali, essi che calpestano come la polvere della terra la testa dei poveri e fanno deviare il cammino dei miseri… vi farò affondare nella terra, come affonda un carro quando è tutto carico di covoni. Allora nemmeno l’uomo agile potrà più fuggire né l’uomo forte usare la sua forza… » …

Riflessione
Amos è il profeta che maggiormente ha stigmatizzato tutte le ingiustizie sociali del suo tempo. Amos parla come profeta di Dio ottocento anni prima di Cristo, quasi al tempo di Elia. Allora, al tempo di Roboamo, si era creata una società ricchissima, perché vivevano in pace, non c’erano guerre, si erano dedicati tutti al commercio, alla produzione, erano diventati ricchi, però i ricchi erano pochi e avevano in mano tutta la ricchezza. Dentro le mura della città, dice il profeta Amos, c’erano i ricchi che centellinavano il vino, frutto delle vigne coltivate dai cani della terra; c’erano le donne che, con quella delicatezza che gli è propria, egli chiama «vacche di Basan» (Am 4,1), che stavano sui letti di avorio e mangiavano le carni degli agnelli che loro non custodivano. Noi non siamo chiamati a stare su letti morbidi, siamo chiamati a sentire il pianto e il grido dei poveri! Se noi li accogliamo con lo sguardo di Cristo, con un amore infinito, la Chiesa si ricompatterà, perché le membra più deboli sono le più necessarie (1 Cor 12,22), quindi là dove sono loro anche noi, là dove siamo noi anche loro.

Parola – Vangelo Mt 8, 18-22
In quel tempo, vedendo la folla attorno a sé, Gesù ordinò di passare all’altra riva. Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, ti seguirò dovunque tu vada». Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loronidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo»…

Riflessione
Gesù era stato già scacciato via da Nazaret: i suoi compaesani l’avevano preso e cercato di buttarlo giù dal precipizio (cfr Lc 4). Da allora Gesù è stato senza casa e senza tetto. A chi gli chiedeva: «Maestro, dove abiti?», diceva: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». Per un bel po’ di tempo Gesù ha girovagato, parlando del Regno, lui, Dio-uomo! Anche i barboni lo possono capire! Tutti quelli che vivevano dentro le mura della città avevano una identità: anche se si comportavano male, se litigavano, però erano un “noi”. Quando invece uno veniva gettato fuori dalle mura, non era più nulla: fuori le mura c’erano i condannati a morte, i lebbrosi, i pastori e i contadini, detti “cani della terra”. Gesù ha scelto di nascere e di morire fuori dalle mura, per essere accanto a quelli che si sentivano maledetti da tutti, eliminati, buttati via. Gesù ha voluto scendere con coloro che erano fuori dalle mura per portarli tutti dentro, per dire a quelli che sono dentro le mura che non saranno mai popolo di Dio se non riporteranno dentro tutti coloro che sono fuori. Se non li porteranno nel cuore, nella vita, nella concretezza dei fatti, non potranno mai essere popolo di Dio!