San Antonio di Padova (m)

11.a Tempo Ordinario – III

PRIMA LETTURA (1Re 21,1b-16)
Nabot venne lapidato e morì.
Dal primo libro dei Re
In quel tempo, Nabot di Izreèl possedeva una vigna che era a Izreèl, vicino al palazzo di Acab, re di Samarìa. Acab disse a Nabot: «Cedimi la tua vigna; ne farò un orto, perché è confinante con la mia casa. Al suo posto ti darò una vigna migliore di quella, oppure, se preferisci, te la pagherò in denaro al prezzo che vale». Nabot rispose ad Acab: «Mi guardi il Signore dal cederti l’eredità dei miei padri».
Acab se ne andò a casa amareggiato e sdegnato per le parole dettegli da Nabot di Izreèl, che aveva affermato: «Non ti cederò l’eredità dei miei padri!». Si coricò sul letto, voltò la faccia da un lato e non mangiò niente. Entrò da lui la moglie Gezabèle e gli domandò: «Perché mai il tuo animo è tanto amareggiato e perché non vuoi mangiare?». Le rispose: «Perché ho detto a Nabot di Izreèl: “Cèdimi la tua vigna per denaro, o, se preferisci, ti darò un’altra vigna” ed egli mi ha risposto: “Non cederò la mia vigna!”». Allora sua moglie Gezabèle gli disse: «Tu eserciti così la potestà regale su Israele? Àlzati, mangia e il tuo cuore gioisca. Te la farò avere io la vigna di Nabot di Izreèl!».
Ella scrisse lettere con il nome di Acab, le sigillò con il suo sigillo, quindi le spedì agli anziani e ai notabili della città, che abitavano vicino a Nabot. Nelle lettere scrisse: «Bandite un digiuno e fate sedere Nabot alla testa del popolo. Di fronte a lui fate sedere due uomini perversi, i quali l’accusino: “Hai maledetto Dio e il re!”. Quindi conducetelo fuori e lapidatelo ed egli muoia».
Gli uomini della città di Nabot, gli anziani e i notabili che abitavano nella sua città, fecero come aveva ordinato loro Gezabèle, ossia come era scritto nelle lettere che aveva loro spedito. Bandirono un digiuno e fecero sedere Nabot alla testa del popolo. Giunsero i due uomini perversi, che si sedettero di fronte a lui. Costoro accusarono Nabot davanti al popolo affermando: «Nabot ha maledetto Dio e il re». Lo condussero fuori della città e lo lapidarono ed egli morì. Quindi mandarono a dire a Gezabèle: «Nabot è stato lapidato ed è morto».
Appena Gezabèle sentì che Nabot era stato lapidato ed era morto, disse ad Acab: «Su, prendi possesso della vigna di Nabot di Izreèl, il quale ha rifiutato di dartela in cambio di denaro, perché Nabot non vive più, è morto». Quando sentì che Nabot era morto, Acab si alzò per scendere nella vigna di Nabot di Izreèl a prenderne possesso.
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Dal Salmo 5)
Sii attento, Signore, al mio lamento.
Porgi l’orecchio, Signore, alle mie parole:
intendi il mio lamento.
Sii attento alla voce del mio grido,
o mio re e mio Dio,
perché a te, Signore, rivolgo la mia preghiera.
Sii attento, Signore, al mio lamento.
Tu non sei un Dio che gode del male,
non è tuo ospite il malvagio;
gli stolti non resistono al tuo sguardo.
Sii attento, Signore, al mio lamento.
Tu hai in odio tutti i malfattori,
tu distruggi chi dice menzogne.
Sanguinari e ingannatori, il Signore li detesta.
Sii attento, Signore, al mio lamento.

VANGELO (Mt 5,38-42)
Io vi dico di non opporvi al malvagio.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio” e “dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.
E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due.
Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle».
Parola del Signore.

MEDITAZIONE QUOTIDIANA

Parola – Prima lettura 1Re 21, 1b-16
… Nabot rispose ad Acab: «Mi guardi il Signore dal cederti l’eredità dei miei padri». Acab se ne andò a casa amareggiato … Sua moglie scrisse lettere con il nome di Acab… accusarono Nabot davanti al popolo affermando: «Nabot ha maledetto Dio e il re». Lo condussero fuori della città e lo lapidarono ed egli morì… Quando sentì che Nabot era morto, Acab si alzò per scendere nella vigna di Nabot di Izreèl a prenderne possesso.

Riflessione
Il mondo piange perché è sotto una prepotenza che domina. Fino a quando su questa terra ci saranno le caste, noi avremo sempre degli oppressi. La guerra è strutturale dentro l’uomo stesso perché organizza la società in base ai propri diritti, diritto di alcuni contrapposto allo stesso diritto degli altri. Ogni uomo deforma questi suoi diritti in un interesse personale; attorno a quegli interessi personali si aggregano gli uomini e si formano le caste, i raggruppamenti di potere che schiacciano gli altri. È ipocrisia combattere per la pace senza distruggere ciò che sta alla radice stessa della guerra: il nostro io, che domina, che cerca soltanto un interesse, senza tener conto del proprio fratello. La casta è il tenere soltanto al proprio interesse senza tener conto delle conseguenze che la difesa di quellinteresse porta negli altri. Invece il Signore è uscito fuori da ogni casta, è venuto a portare la libertà agli oppressi; è libero. Egli, da ricco che era, si è fatto povero. Siate poveri, perché nella misura in cui siete occupati dalle cose, dai beni di questo mondo, non siete liberi per Dio!

Parola – Vangelo Mt 5, 38-42
… «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio” e “dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra,.. ».

Riflessione
Voi cosa provate quando sentite questa parola: «Io vi dico di non opporvi al malvagio»? Quando uno ti fa violenza, tu ti chiedi sempre in che cosa tu prima gli hai fatto violenza? Certamente ha una ferita nel cuore! Il bisogno più profondo è sempre un bisogno di relazione, di rapporto, di comunicazione, di partecipazione. La persona umana, fin dal primo vagito, non fa altro che attirare l’attenzione su di sé; l’uomo vuole esistere presso gli altri. Ogni cosa che il tuo fratello fa (anche quando dice male, ti percuote, ti è nemico, ti vorrebbe distruggere…) nasce dalla ricerca di un riconoscimento; vuole esistere per qualcuno, vuole essere dono per qualcuno, ma molta gente non lo sarà mai perché non c’è nessuno che la riconosce come dono. Quando uno è astioso, si arrabbia, litiga, in realtà esprime sempre un bisogno profondo di essere riconosciuto come persona che ha qualcosa di buono da poter donare. La nonviolenza non è non fare il male; la nonviolenza è invece un’attività profonda in cui tu vuoi che l’animo dell’altro, la persona dell’altro cresca, viva. Invece nella violenza c’è sempre lo schiacciamento di un altro non riconosciuto come uomo, ma riconosciuto soltanto come uno che ti dà fastidio, che vuoi far fuori. La nonviolenza non è altro che far violenza all’altro perché prenda coscienza del suo essere e allora tu lo liberi.