Benedici il Signore, anima mia!

5.a Tempo Ordinario – I
San Girolamo Emiliani (mf)

Liturgia: Gen 2,4b-9.15-17; Sal 103; Mc 7,14-23

ANTIFONA D’INGRESSO
Venite, adoriamo il Signore, prostrati davanti a lui che ci ha fatti; egli è il Signore nostro Dio.

COLLETTA
O Dio, che nella follia della croce manifesti quanto è distante la tua sapienza dalla logica del mondo, donaci il vero spirito del Vangelo, perché ardenti nella fede e instancabili nella carità diventiamo luce e sale della terra. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA (Gen 2,4b-9.15-17)
Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden.
Dal libro della Genesi
Nel giorno in cui il Signore Dio fece la terra e il cielo nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata, perché il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra e non c’era uomo che lavorasse il suolo, ma una polla d’acqua sgorgava dalla terra e irrigava tutto il suolo.
Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.
Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato.
Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male.
Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse.
Il Signore Dio diede questo comando all’uomo: «Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, nel giorno in cui tu ne mangerai, certamente dovrai morire».
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Dal Salmo 103)
Benedici il Signore, anima mia!
Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Sei rivestito di maestà e di splendore
avvolto di luce come di un manto.
Benedici il Signore, anima mia!
Tutti da te aspettano
che tu dia loro cibo a tempo opportuno.
Tu lo provvedi, essi lo raccolgono;
apri la tua mano, si saziano di beni.
Benedici il Signore, anima mia!
Togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra.
Benedici il Signore, anima mia!

CANTO AL VANGELO
Alleluia, alleluia.
La tua parola, Signore, è verità:
consacraci nella verità.
Alleluia.

VANGELO (Mc 7,14-23)
Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo.
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù, chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene!
Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro».
Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola.
E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti.
E diceva: «Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo.
Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza.
Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».
Parola del Signore.

PREGHIERA SULLE OFFERTE
Il pane e il vino che hai creato, Signore, a sostegno della nostra debolezza, diventino per noi sacramento di vita eterna. Per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE
“Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli”.

PREGHIERA DOPO LA COMUNIONE
O Dio, che ci hai resi partecipi di un solo pane e di un solo calice, fa’ che uniti al Cristo in un solo corpo portiamo con gioia frutti di vita eterna per la salvezza del mondo. Per Cristo nostro Signore.

 

MEDITAZIONE

L’invettiva contro i farisei raggiunge, in questo testo, uno dei momenti più acuti. Gesù coglie l’occasione offertagli per toccare il cuore della polemica. Le coppie legge-vangelo e puro-impuro costituiscono le chiavi di lettura del brano. C’è un implicito ma chiaro riferimento alla concezione esteriore e ritualistica, già molto diffusa nell’Antico Testamento: viene manifestata una critica esplicita all’esteriorità di certi precetti e al legalismo, imposto, in tante forme, dai maestri della legge. Ciò che è in questione non è la legge, ma è l’interpretazione di essa. Gesù non si stanca di far chiarezza sul fatto che ciò che salva non è il perbenismo dei comportamenti e delle buone opere ma la relaione vitale con lui e, attraverso lui, col Padre e lo Spirito. È il fiducioso abbandono al suo amore, è la fede senza riserve, è l’atteggiamento di interiore ascolto e obbedienza che fa la differenza. Da parte di Gesù è chiesto un salto vero e proprio, un superamento delle prospettive legalistiche in favore di una visione religiosa, che parte da una relazione vitale e intima col Figlio di Dio e giunge all’amore gratuito e incondizionato verso i fratelli. Si evidenzia nella persona e nelle parole di Gesù, l’inaugurazione di un tempo nuovo che richiede un profondo cambiamento di mentalità. Cristo, venendo nel mondo, ha dichiarato, con la sua presenza, la bontà di tutte le cose create e con la sua azione redentiva ha reso santa ogni realtà corrotta, se vissuta in relazione al piano salvifico di Dio. In questo consiste l’assoluta novità apportata dal Figlio di Dio: nell’abolizione del confine tra sacro e profano, tra tempio e città, tra puro e impuro. Non ci si può fermare al pedissequo ottemperare a precetti che riguardano il comportamento, bisogna andare al cuore, sede intima dei pensieri e delle decisioni e creare una profonda corrispondenza tra intimo sentire e agire, tra intenzioni, decisioni e condotta evitando ogni forma di ipocrisia e di mera appariscenza. Da qui l’urgenza di lasciar purificare il mondo dell’interiorità dal Cristo liberatore e medico, per agire in maniera coerentemente luminosa e credibile. È dall’incontro con Cristo che nasce l’esigenza di superare ogni formalismo esteriore per coltivare e vivere un amore senza riserve, che coinvolga tutte le dimensioni antropologiche, per la gloria di Dio e il servizio dei fratelli. Nella prima lettera di Giovanni si insiste in questo senso “Non amiamo a parole, né con la lingua, ma coi fatti e nella verità” (1 Gv 5,18).