Gioisca il Signore per tutte le sue creature

5.a Tempo Ordinario – I
San Paolo Miki e compagni (m)
Liturgia: Gen 1,1-19; Sal 103; Mc 6,53-56

ANTIFONA D’INGRESSO
Venite, adoriamo il Signore, prostrati davanti a lui che ci ha fatti; egli è il Signore nostro Dio.

COLLETTA
O Dio, che nella follia della croce manifesti quanto è distante la tua sapienza dalla logica del mondo, donaci il vero spirito del Vangelo, perché ardenti nella fede e instancabili nella carità diventiamo luce e sale della terra. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA (Gen 1,1-19)
Dio disse, e così avvenne.
Dal libro della Genesi
In principio Dio creò il cielo e la terra.
La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu.
Dio vide che la luce era cosa buona e Dio separò la luce dalle tenebre.
Dio chiamò la luce giorno, mentre chiamò le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: giorno primo.
Dio disse: «Sia un firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque».
Dio fece il firmamento e separò le acque che sono sotto il firmamento dalle acque che sono sopra il firmamento. E così avvenne.
Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno.
Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un unico luogo e appaia l’asciutto». E così avvenne.
Dio chiamò l’asciutto terra, mentre chiamò la massa delle acque mare. Dio vide che era cosa buona.
Dio disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che fanno sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la propria specie». E così avvenne.
E la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie, e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona.
E fu sera e fu mattina: terzo giorno.
Dio disse: «Ci siano fonti di luce nel firmamento del cielo, per separare il giorno dalla notte; siano segni per le feste, per i giorni e per gli anni e siano fonti di luce nel firmamento del cielo per illuminare la terra». E così avvenne.
E Dio fece le due fonti di luce grandi: la fonte di luce maggiore per governare il giorno e la fonte di luce minore per governare la notte, e le stelle.
Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra e per governare il giorno e la notte e per separare la luce dalle tenebre. Dio vide che era cosa buona.
E fu sera e fu mattina: quarto giorno.
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Dal Salmo 103)
Gioisca il Signore per tutte le sue creature.
Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Sei rivestito di maestà e di splendore,
avvolto di luce come di un manto.
Gioisca il Signore per tutte le sue creature.
Egli fondò la terra sulle sue basi:
non potrà mai vacillare.
Tu l’hai coperta con l’oceano come una veste;
al di sopra dei monti stavano le acque.
Gioisca il Signore per tutte le sue creature.
Tu mandi nelle valli acque sorgive
perché scorrano tra i monti.
In alto abitano gli uccelli del cielo,
e cantano tra le fronde.
Gioisca il Signore per tutte le sue creature.
Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature.
Benedici il Signore, anima mia.
Gioisca il Signore per tutte le sue creature.

CANTO AL VANGELO (cf. Mt 4,23)
Alleluia, alleluia.
Gesù annunciava il vangelo del Regno
e guariva ogni sorta di malattie e infermità nel popolo.
Alleluia.

VANGELO (Mc 6,53-56)
Quanti lo toccavano venivano salvati.
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono.
Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse.
E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati.
Parola del Signore.

PREGHIERA SULLE OFFERTE
Il pane e il vino che hai creato, Signore, a sostegno della nostra debolezza, diventino per noi sacramento di vita eterna. Per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE
“Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli”.

PREGHIERA DOPO LA COMUNIONE
O Dio, che ci hai resi partecipi di un solo pane e di un solo calice, fa’ che uniti al Cristo in un solo corpo portiamo con gioia frutti di vita eterna per la salvezza del mondo. Per Cristo nostro Signore.

MEDITAZIONE

Il testo del vangelo odierno ci presenta un Gesù accerchiato da gente che si accalca per ottenere da lui qualcosa. Dalla solitudine orante nella notte alla consegna di se alle folle: vale la pena notare nella vita di Gesù l’alternanza, stridente e feconda al tempo stesso, tra la sua esperienza di silenzio e di preghiera solitaria (Lc 6, 46) e gli incontri con la gente – singoli, gruppi, folle numerose – significativi, sempre unici, connotati da un senso di infinita misericordia, da parte sua ma talvolta avvolti da un alone di ambiguità o, peggio, dettati da un’evidente ipocrisia o da sentimenti di inimicizia da parte della folla. Il contesto dei versetti che stiamo analizzando è costituito dalla incomprensione da parte dei discepoli e della gente del “fatto dei pani” (Lc 6, 52), a causa dell’indurimento dei loro cuori, come nota l’evangelista. Quello stesso Gesù, che ha sfamato la folla immensa si fa ora pane egli stesso, lasciandosi assediare dalla gente, mostrandosi, in tal modo, per essa, maestro, fratello, pastore, guaritore. Il Figlio di Dio rivela nei fatti, oltre che nelle parole, di essere venuto “per i molti” e non per elites privilegiate. Una speciale attenzione va rivolta al verbo “toccare”: la gente, in maniera anche scomposta, cerca di “toccare” Gesù, quasi a voler compiere un gesto che potrebbe avere a che fare più con la magia che con la fede. Ma Gesù non solo non se ne meraviglia, ma neppure lo impedisce poiché egli si è incarnato proprio per lasciarsi incontrare e toccare dall’uomo. Il “tocco” di Gesù guarisce l’uomo integralmente. Egli solo può guarire tutte le nostre ferite, solo che noi comprendiamo il senso e il valore di quel genere di guarigione che è salvezza integrale, vita che non muore. Il tocco di Gesù raggiunge la persona integralmente, la sana nelle profondità del suo essere, la apre ad una logica nuova, che finalmente offre risposte alle domande esistenziali più laceranti: il senso del nascere e del morire, del vivere e del soffrire. Cercare di toccare Gesù e lasciarsi toccare da Lui implica la volontà di una relazione autentica e trasformante, capace di condurci oltre i nostri bisogni, fino ad inoltrarci nel mistero del Suo amore, per trovare quella pienezza di cui avvertiamo un’infinita nostalgia, che è stata seminata nei nostri cuori.