4.a Tempo Ordinario – IV
San Gilberto
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla
Liturgia: Eb 13,15-17.20-21; Sal 22; Mc 6,30-34

ANTIFONA D’INGRESSO
Salvaci, Signore Dio nostro, e raccoglici da tutti i popoli, perché proclamiamo il tuo santo nome e ci gloriamo della tua lode.

COLLETTA
Dio grande e misericordioso, concedi a noi tuoi fedeli di adorarti con tutta l’anima e di amare i nostri fratelli nella carità del Cristo. Egli è Dio, e vive e regna con te…

PRIMA LETTURA (Eb 13,15-17.20-21)
Il Dio della pace, che ha ricondotto dai morti il Pastore grande delle pecore, vi renda perfetti in ogni bene.
Dalla lettera agli Ebrei
Fratelli, per mezzo di Gesù offriamo a Dio continuamente un sacrificio di lode, cioè il frutto di labbra che confessano il suo nome.
Non dimenticatevi della beneficenza e della comunione dei beni, perché di tali sacrifici il Signore si compiace.
Obbedite ai vostri capi e state loro sottomessi, perché essi vegliano su di voi e devono renderne conto, affinché lo facciano con gioia e non lamentandosi. Ciò non sarebbe di vantaggio per voi.
Il Dio della pace, che ha ricondotto dai morti il Pastore grande delle pecore, in virtù del sangue di un’alleanza eterna, il Signore nostro Gesù, vi renda perfetti in ogni bene, perché possiate compiere la sua volontà, operando in voi ciò che a lui è gradito per mezzo di Gesù Cristo, al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Dal Salmo 22)
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi il Signore mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia.
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.
Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.
Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò nella casa del Signore
per lunghi giorni.
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.

CANTO AL VANGELO (Gv 10,27)
Alleluia, alleluia.
Le mie pecore ascoltano la mia voce,
dice il Signore,
io le conosco ed esse mi seguono.
Alleluia.

VANGELO (Mc 6,30-34)
Erano come pecore che non hanno pastore.
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato.
Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte.
Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.
Parola del Signore.

PREGHIERA SULLE OFFERTE
Accogli con bontà, o Signore, questi doni che noi, tuo popolo santo, deponiamo sull’altare, e trasformali in sacramento di salvezza. Per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE
Fa’ risplendere sul tuo servo la luce del tuo volto, e salvami per la tua misericordia. Che io non resti confuso, Signore, perché ti ho invocato.

PREGHIERA DOPO LA COMUNIONE
O Dio, che ci hai nutriti alla tua mensa, fa’ che per la forza di questo sacramento, sorgente inesauribile di salvezza, la vera fede si estenda sino ai confini della terra. Per Cristo nostro Signore.

MEDITAZIONE

Gli apostoli ritornano dalla missione eccitati e stanchi. Hanno parlato, hanno curato, hanno fatto tante nuove esperienze. Gesù ora li invita a fermarsi e a riposare in sua compagnia. È un invito che ripete a tutti i suoi collaboratori su questa terra, con tanta maggiore insistenza quanto più intensa è la loro attività. Senza queste soste prolungate in calmo dialogo col Signore l’attività missionaria rischia di trasformarsi in un frenetico attivismo fine a se stesso e l’inviato si può accorgere, alla fine, di aver portato agli altri solo la propria agitazione. Si dice che il cardinale Suhard, arcivescovo di Parigi nei difficili anni del secondo dopoguerra, chiedesse ai suoi sacerdoti un’ora al giorno di orazione. “A meno che” – aggiungeva – “qualcuno di voi non sia troppo occupato. Perché in questo caso gliene chiedo due”. Anche Gesù deve aver pensato qualcosa di simile, perché la sua proposta di appartarsi a riposare non nasce in un momento di relativa calma, ma quando fervono da ogni parte le richieste e le sollecitazioni, tanto che “non avevano neppure il tempo di mangiare”. Il distacco, quando tutti sembrano aver bisogno di noi, non è facile, ma forse proprio per questo è necessario. Chi vuole veramente servire, e non solo abbandonarsi all’ebbrezza di sentirsi indispensabile, deve imparare a saper dire anche qualche “no”. La paura di deludere qualcuno non deve far dimenticare il rischio di svuotarsi al punto di nor poter più offrire nulla a nessuno. E del resto, provvedono le circostanze a rendere la pausa fin troppo breve. In questo episodio, appena il tempo di una traversata. Sull’altra riva un’altra folla di persone aspetta Gesù ed egli, commosso ricomincia a insegnare. Perché sa bene che essi sono disperatamente in cerca del pane della Parola, più ancora che di quello materiale, che egli pure fra poco farà loro gustare. E anche la Chiesa non deve mai dimenticare che la fame più profonda a cui è chiamata a far fronte è quella di senso e di verità, a cui nessuna istituzione umana potrà mai dare adeguata risposta.