Il Signore è mia luce e mia salvezza

4.a Tempo Ordinario – IV
San Biagio (mf)
Liturgia: Eb 13,1-8; Sal 26; Mc 6,14-29

ANTIFONA D’INGRESSO
Salvaci, Signore Dio nostro, e raccoglici da tutti i popoli, perché proclamiamo il tuo santo nome e ci gloriamo della tua lode.

COLLETTA
Dio grande e misericordioso, concedi a noi tuoi fedeli di adorarti con tutta l’anima e di amare i nostri fratelli nella carità del Cristo. Egli è Dio, e vive e regna con te…

PRIMA LETTURA (Eb 13,1-8)
Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi, e sempre!
Dalla lettera agli Ebrei
Fratelli, L’amore fraterno resti saldo.
Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli.
Ricordatevi dei carcerati, come se foste loro compagni di carcere, e di quelli che sono maltrattati, perché anche voi avete un corpo.
Il matrimonio sia rispettato da tutti e il letto nuziale sia senza macchia. I fornicatori e gli adùlteri saranno giudicati da Dio.
La vostra condotta sia senza avarizia; accontentatevi di quello che avete, perché Dio stesso ha detto: Non ti lascerò e non ti abbandonerò.
Così possiamo dire con fiducia: Il Signore è il mio aiuto, non avrò paura. Che cosa può farmi l’uomo?
Ricordatevi dei vostri capi, i quali vi hanno annunciato la parola di Dio. Considerando attentamente l’esito finale della loro vita, imitatene la fede.
Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre!
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Dal Salmo 26)
Il Signore è mia luce e mia salvezza.
Il Signore è mia luce e mia salvezza,
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita,
di chi avrò paura?
Il Signore è mia luce e mia salvezza.
Se contro di me si accampa un esercito,
il mio cuore non teme;
se contro di me si catena una guerra,
anche allora ho fiducia.
Il Signore è mia luce e mia salvezza.
Nella sua dimora mi offre riparo
nel giorno della sventura.
Mi nasconde nel segreto della sua tenda,
sopra una roccia m’innalza.
Il Signore è mia luce e mia salvezza.
Il tuo volto, Signore, io cerco:
non nascondermi il tuo volto,
non respingere con ira il tuo servo.
Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi.
Il Signore è mia luce e mia salvezza.

CANTO AL VANGELO (cf. Lc 8,15)
Alleluia, alleluia.
Beati coloro che custodiscono la parola di Dio
con cuore integro e buono
e producono frutto con perseveranza.
Alleluia.

VANGELO (Mc 6,14-29)
Quel Giovanni che io ho fatto decapitare è risorto.
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi».
Altri invece dicevano: «È Elia». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti».
Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!».
Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata.
Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello».
Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea.
Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò».
E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno».
Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista».
E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista».
Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto.
E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre.
I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.
Parola del Signore.

PREGHIERA SULLE OFFERTE
Accogli con bontà, o Signore, questi doni che noi, tuo popolo santo, deponiamo sull’altare, e trasformali in sacramento di salvezza. Per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE
Fa’ risplendere sul tuo servo la luce del tuo volto, e salvami per la tua misericordia. Che io non resti confuso, Signore, perché ti ho invocato.

PREGHIERA DOPO LA COMUNIONE
O Dio, che ci hai nutriti alla tua mensa, fa’ che per la forza di questo sacramento, sorgente inesauribile di salvezza, la vera fede si estenda sino ai confini della terra. Per Cristo nostro Signore.

 

MEDITAZIONE

L’evangelista inserisce a questo punto, nell’intervallo tra l’invio degli apostoli e il loro ritorno – intervallo durante il quale anche la figura di Gesù esce momentaneamente di scena – il racconto degli ultimi giorni e della tragica morte di Giovanni il Battista. È un racconto che fa irrompere nella trama della “buona notizia” la tristezza e le brutture di una storia profana che però non può essere mai del tutto separata da quella sacra. L’incarnazione non ha creato di colpo, per incanto, un mondo diverso da quello che esisteva precedentemente: ha solo inaugurato un processo che, sia durante la vita terrena di Gesù, sia dopo, si sviluppa più spesso nel nascondimento che non alla luce del sole e che a volte sembra aver lasciato tutto come prima. Le  parabole del seme, che precedono immediatamente questo racconto, ci avvertono che alla fine il Regno sboccerà, come un fiore, da questo letame. Ma il seme deve restare a lungo nascosto nella terra e la sua crescita, per quanto inarrestabile, richiederà all’agricoltore molta pazienza e molta speranza. Così, l’episodio dell’assassinio di Giovanni, con la sua crudezza, si svolge nella logica dei noir cinematografici: un finale oscuro, senza giustizia, né riparazione, né redenzione, anzi segnato dal trionfo dei “cattivi” e dall’oscurarsi dei pochi spiragli di luce presenti all’inizio della squallida vicenda. I personaggi in scena sono tre. Erode, innanzi tutto. È uno dei tanti potenti che cercano di mascherare dietro un’apparente disinvoltura e una finta autorità la propria insicurezza e le proprie paure. Più semplice ed elementare è la posizione di Erodiade, che una lunga esperienza della vita di corte ha reso astuta e crudele come una belva feroce. II terzo personaggio è la figlia di Erodiade, la cui danza leggiadra è portatrice di morte. C’è, fuori campo, anche un quarto personaggio, che è Giovanni. Con il suo coraggio e la sua purezza è un estraneo in questo universo di passioni e di intrighi. Perciò sembra facile eliminarlo. Ma da morto sarà più vivo e presente che mai: “Quel Giovanni che ho fatto decapitare è resuscitato!”.