V domenica di Quaresima

 

Nella quinta domenica di Quaresima troviamo il brano evangelico che narra l’episodio di alcuni Greci che volevano vedere Gesù e chiedono la mediazione dei discepoli per poterlo incontrare (Gv 12,20-33), seguito da un discorso di Gesù che sviluppa tematiche legate alla sua Pasqua. Come prima lettura giungiamo al culmine del percorso proposto dal lezionario di Quaresima dell’anno B con l’annuncio di una nuova alleanza nel libro di Geremia (Ger 31,31-34). Il testo della Lettera agli Ebrei che costituisce la seconda lettura può permettere un collegamento tra la nuova alleanza annunciata da Geremia e l’atto sacerdotale di Gesù, realizzatosi con il dono della sua vita in obbedienza al Padre.
Il brano evangelico è tratto dalla conclusione della prima parte del Vangelo di Giovanni (cc. 2-12), che alcuni esegeti chiamano “libro dei segni”, immediatamente prima della seconda parte del Quarto Vangelo che sarà tutta dedicata alla narrazione della passione, morte e risurrezione di Gesù (cc. 13-21), introdotta dal lungo discorso di addio del Maestro rivolto ai suoi discepoli (cc. 13-17). Il passo di Giovanni, scelto dalla liturgia per questa ultima domenica di Quaresima, si apre con una richiesta da parte di «alcuni Greci» (Gv 12,20) di poter vedere Gesù, di poterlo incontrare. La domanda viene posta a uno dei discepoli di Gesù di nome Filippo, il quale coinvolge subito in questa sua missione Andrea. I due discepoli insieme vanno a comunicare a Gesù quanto accaduto. Sembra quasi che ci sia una continuità tra questo testo e l’incontro di Gesù con i suoi primi discepoli all’inizio del Vangelo. Infatti Andrea e Filippo sono menzionati nell’episodio di Gv 1,35-51. Essi dopo aver incontrato Gesù portano ad altri l’annuncio di aver trovato il Messia e colui di cui parlano le Scritture (Gv 1,41.45). C’è quasi un movimento contrario: all’inizio del Vangelo i discepoli portano ad altri, Pietro e Natanaele, l’annuncio di aver incontrato Gesù; ora al termine della prima parte del racconto giovanneo essi portano a Gesù il desiderio di alcuni gentili, simpatizzanti per la fede di Israele, di poterlo incontrare. Sarà il compito dei discepoli di Gesù dalla Pasqua in poi: portare a Gesù tutte le genti.
La reazione di Gesù di fronte a questo annuncio è sorprendente. Egli innanzitutto dichiara che «è venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato» (Gv 12,23). Quell’ora già annunciata fin dall’inizio del Vangelo (cf. Gv 2,4), di fronte alla domanda dei Greci di poterlo incontrare, sembra essere giunta. La salvezza che raggiunge ogni uomo e ogni donna nella Pasqua di Gesù, l’evento che permette a tutti i popoli di entrare nell’alleanza con Dio, è il segno che l’ora è arrivata. La domanda dei Greci rivela questo compimento.
Dopo la dichiarazione fondamentale dell’ora, Gesù pronuncia alcuni insegnamenti sul senso della sua Pasqua. Innanzitutto egli riprende l’immagine del seme, applicandolo al dono della sua vita: se il seme muore sottoterra, porta frutto; se non muore, rimane solo (cf. Gv 12,24). Ma questo significato dell’evento pasquale di Gesù come vita donata che porta frutto ha delle conseguenze per l’esistenza dei suoi discepoli: ad immagine di Gesù dovranno imparare che «chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna» (Gv 12,25). Nel Vangelo c’è un esplicito invito alla sequela di Gesù in questa logica di vita, confermato anche dalla voce del Padre, che afferma che nella vita donata del Figlio, il nome del Padre viene glorificato. Il brano si conclude con un riferimento all’innalzamento di Gesù sulla croce, grazie al quale tutti saranno attratti a lui. Un tema che abbiamo già incontrato nella domenica precedente (Gv 3,14-21).
Nella prima lettura troviamo un testo fondamentale: l’annuncio da parte di Geremia di una nuova alleanza. Non si tratta di una alleanza nuova per contenuto, o nuova per destinatari. L’alleanza infatti riguarda sempre la Torah/Legge ed è conclusa con la casa di Giuda e con la casa di Israele. Tuttavia si afferma che non sarà una alleanza come quella stretta all’uscita dell’Egitto. Dove sta allora la novità della nuova alleanza? Il testo di Geremia afferma che la novità riguarderà “il supporto” sul quale la Torah/Legge sarà scritta: il cuore. La novità della nuova alleanza consiste nel fatto di essere scritta nel cuore e stipulata nel perdono del peccato del popolo da parte del Signore Dio. È l’esperienza del perdono che sa trasformare tutto e ridonare un futuro a coloro che, come gli interlocutori di Geremia, pensavano di non avere davanti a sé che un tempo senza speranza e senza gioia.
I discepoli di Gesù riconosceranno nell’espressione “nuova alleanza”, che in tutto l’Antico Testamento compare solo in questo passo di Geremia, una chiave di lettura della Pasqua del loro Signore. La lettera agli Ebrei può infatti affermare che Gesù, grazie alla sua obbedienza, «divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono» (Eb 5,9). In questo si compie l’atto sacerdotale di Gesù (cf. Eb 5,10), nel suo «pieno abbandono» alla volontà del Padre e nel dono della sua vita, come il chicco di grano che porta molto frutto solo se muore nei solchi della terra. Con questi testi molto ricchi la liturgia ci introduce nel mistero pasquale e nelle celebrazioni della Settimana santa.

Messa del Giorno

V DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO B

Colore Liturgico Viola

Antifona

Fammi giustizia, o Dio, e difendi la mia causa contro gente senza pietà;
salvami dall’uomo ingiusto e malvagio,
perché tu sei il mio Dio e la mia difesa. (Sal 42,1-2)

Colletta

Vieni in nostro aiuto, Padre misericordioso,
perché possiamo vivere e agire sempre in quella carità,
che spinse il tuo Figlio a dare la vita per noi.
Egli è Dio e vive e regna con te…

Oppure:

Ascolta, o Padre, il grido del tuo Figlio che,
per stabilire la nuova ed eterna alleanza,
si è fatto obbediente fino alla morte di croce;
fa’ che nelle prove della vita partecipiamo intimamente
alla sua passione redentrice, per avere la fecondità del seme
che muore ed essere accolti come tua messe nel regno dei cieli.
Per il nostro Signore Gesù Cristo …

Prima Lettura

Concluderò un’alleanza nuova e non ricorderò più il peccato.Dal libro del profeta Geremìa
Ger 31,31-34

Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore – nei quali con la casa d’Israele e con la casa di Giuda concluderò un’alleanza nuova. Non sarà come l’alleanza che ho concluso con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dalla terra d’Egitto, alleanza che essi hanno infranto, benché io fossi loro Signore. Oracolo del Signore. Questa sarà l’alleanza che concluderò con la casa d’Israele dopo quei giorni – oracolo del Signore – : porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. Non dovranno più istruirsi l’un l’altro, dicendo: «Conoscete il Signore», perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande – oracolo del Signore -, poiché io perdonerò la loro iniquità e non ricorderò più il loro peccato.

Parola di Dio

Salmo Responsoriale
Dal Sal 50

R. Crea in me, o Dio, un cuore puro.Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro. R.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito. R.

Rendimi la gioia della tua salvezza,
ùsostienimi con uno spirito generoso.
Insegnerò ai ribelli le tue vie
e i peccatori a te ritorneranno. R.

Seconda Lettura

Imparò l’obbedienza e divenne causa di salvezza eterna.Dalla lettera agli Ebrei
Eb 5,7-9

Cristo, nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.

Parola di Dio

Acclamazione al Vangelo

Lode e onore a te, Signore Gesù!

Se uno mi vuole servire, mi segua, dice il Signore,
e dove sono io, là sarà anche il mio servitore.

Lode e onore a te, Signore Gesù!

Vangelo

Se il chicco di grano caduto in terra muore, produce molto frutto.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 12,20-33

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

Parola del Signore

Preghiera sulle offerte

Esaudisci, Signore, le nostre preghiere:tu che ci hai illuminati con gli insegnamenti della fede,trasformaci con la potenza di questo sacrificio.Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

“Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo;
se invece muore, produce molto frutto”. (Gv 12,24-25)

Preghiera dopo la comunione

Dio onnipotente, concedi a noi tuoi fedeli
di essere sempre inseriti come membra vive nel Cristo,
poiché abbiamo comunicato al suo corpo e al suo sangue.
Per Cristo nostro Signore.