Proclameremo le tue opere, Signore

Santa Chiara (m)
19.a Tempo Ordinario – III
Liturgia: Ez 12,1-12; Sal 77; Mt 18,21 – 19,1

ANTIFONA D’INGRESSO
Sii fedele, Signore, alla tua alleanza, non dimenticare mai la vita dei tuoi poveri. Sorgi, Signore, difendi la tua causa, non dimenticare le suppliche di coloro che t’invocano.

COLLETTA
Dio onnipotente ed eterno, che ci dai il privilegio di chiamarti Padre, fa’ crescere in noi lo spirito di figli adottivi, perché possiamo entrare nell’eredità che ci hai promesso. Per il nostro Signore Gesù Cristo….

PRIMA LETTURA (Ez 12,1-12)
Di giorno, davanti ai loro occhi, emigrerai.
Dal libro del profeta Ezechiele
Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell’uomo, tu abiti in mezzo a una genìa di ribelli, che hanno occhi per vedere e non vedono, hanno orecchi per udire e non odono, perché sono una genìa di ribelli.
Tu, figlio dell’uomo, fatti un bagaglio da esule e di giorno, davanti ai loro occhi, prepàrati a emigrare; davanti ai loro occhi emigrerai dal luogo dove stai verso un altro luogo. Forse comprenderanno che sono una genìa di ribelli. Davanti ai loro occhi prepara di giorno il tuo bagaglio, come fosse il bagaglio di un esule. Davanti a loro uscirai però al tramonto, come partono gli esiliati. Fa’ alla loro presenza un’apertura nel muro ed esci di lì. Alla loro presenza mettiti il bagaglio sulle spalle ed esci nell’oscurità. Ti coprirai la faccia, in modo da non vedere il paese, perché io ho fatto di te un simbolo per gli Israeliti».
Io feci come mi era stato comandato: preparai di giorno il mio bagaglio come quello di un esule e, sul tramonto, feci un foro nel muro con le mani. Uscii nell’oscurità e sotto i loro occhi mi misi il bagaglio sulle spalle.
Al mattino mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell’uomo, non ti ha chiesto la casa d’Israele, quella genìa di ribelli, che cosa stai facendo? Rispondi loro: Così dice il Signore Dio: Questo messaggio è per il principe di Gerusalemme e per tutta la casa d’Israele che vi abita.
Tu dirai: Io sono un simbolo per voi. Quello che ho fatto io, sarà fatto a loro; saranno deportati e andranno in schiavitù. Il principe che è in mezzo a loro si caricherà il bagaglio sulle spalle, nell’oscurità, e uscirà per la breccia che verrà fatta nel muro per farlo partire; si coprirà il viso, per non vedere con gli occhi il paese».
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Dal Salmo 77)
Proclameremo le tue opere, Signore.
Si ribellarono a Dio, l’Altissimo,
e non osservarono i suoi insegnamenti.
Deviarono e tradirono come i loro padri,
fallirono come un arco allentato.
Proclameremo le tue opere, Signore.
Lo provocarono con le loro alture sacre
e con i loro idoli lo resero geloso.
Dio udì e s’infiammò,
e respinse duramente Israele.
Proclameremo le tue opere, Signore.
Ridusse in schiavitù la sua forza,
il suo splendore in potere del nemico.
Diede il suo popolo in preda alla spada
e s’infiammò contro la sua eredità.
Proclameremo le tue opere, Signore.

CANTO AL VANGELO (Sal 118, 135)
Alleluia, alleluia.
Fa’ risplendere il tuo volto sul tuo servo
e insegnami i tuoi decreti.
Alleluia.

VANGELO (Mt 18,21- 19,1)
Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?».
E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
Terminati questi discorsi, Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano.
Parola del Signore.

PREGHIERA SULLE OFFERTE
Accogli con bontà, Signore, questi doni che tu stesso hai posto nelle mani della tua Chiesa, e con la tua potenza trasformali per noi in sacramento di salvezza. Per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE
Gerusalemme, loda il Signore, egli ti sazia con fiore di frumento.

PREGHIERA DOPO LA COMUNIONE
La partecipazione a questi sacramenti salvi il tuo popolo, Signore, e lo confermi nella luce della tua verità. Per Cristo nostro Signore.

 

MEDITAZIONE

Parola – Prima lettura Ez 12, 1-12
… «… Davanti a loro uscirai però al tramonto, come partono gli esiliati. Fa’ alla loro presenza un’apertura nel muro ed esci di lì. Alla loro presenza mettiti il bagaglio sulle spalle ed esci nell’oscurità. Ti coprirai la faccia, in modo da non vedere il paese, perché io ho fatto di te un simbolo per gli Israeliti»… «… Tu dirai: lo sono un simbolo per voi. Quello che ho fatto io, sarà fatto a loro; saranno deportati e andranno in schiavitù…. ».

Riflessione
Il Signore fa di Ezechiele un segno per il re Sedecia e per il popolo. Sedecia era stato instaurato re da Nabucodonosor nel 597 a.C. dopo la prima deportazione dei nobili Giudei a Babilonia. Il re Sedecia, andando contro i consigli del profeta Geremia, si ribellò a Nabucodonosor, che pose l’assedio a Gerusalemme e inseguì Sedecia che era fuggito attraverso un buco nelle mura della città di Gerusalemme. Sedecia fu catturato, gli furono cavati gli occhi e fu deportato a Babilonia. Gerusalemme fu distrutta. Il castigo fu dovuto alle iniquità, ai peccati commessi dal popolo, soprattutto per il peccato di avere oppresso i poveri rendendoli schiavi. Anche oggi i popoli benestanti continuano a depredare i popoli poveri, in maniera più fine ed astuta e meno costosa che nei tempi passati, rendendoli dipendenti dalle proprie economie. Nei diversi stati si è incapaci di darsi un sistema politico adeguato all’uomo: o si è nella corruzione della democrazia, o nell’assurdo della dittatura. Siamo chiamati a leggere i segni dei tempi e provocare il cammino latente dell’uomo, in cui opera lo Spirito, e giudicare il mondo con i fatti mettendo sotto accusa il mondo negli aspetti di morte che porta in sé.

Parola – Vangelo Mt 18, 21 – 19,1
… «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette…

Riflessione
Secondo il modo di esprimersi della lingua ebraica, “sette volte” vuol dire un numero definito di volte. Gesù dice che il perdono per essere perfetto deve essere dato sempre, senza un numero limitato di volte. Dio ci offre sempre il suo perdono. Non ci perdona solo un numero limitato di volte, ma sempre cioè tutte le volte che ci presentiamo a lui umili e sinceri e gli chiediamo: «Riprendimi, mio Dio, fra le tue braccia, nel tuo cuore». In quel momento noi diamo al Signore la gioia di perdonarci. Il segno inconfondibile che vogliamo essere sinceramente perdonati è la gioia nostra (anche se nel pianto della sofferenza per il torto subito) di perdonare chi ci ha offeso. Il perdono è la prova che vogliamo essere ciò che siamo: veri figli di Dio che si riconoscono dai fatti e non dalle parole soltanto.