Santi Marcellino e Pietro (mf)

9.a Tempo Ordinario - I

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo. Figlio mio, ricòrdati di Gesù Cristo, risorto dai morti, discendente di Davide, come io annuncio nel mio Vangelo, per il quale soffro fino a portare le catene come un malfattore. Ma la parola di Dio non è incatenata! Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch'essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna. Questa parola è degna di fede: Se moriamo con lui, con lui anche vivremo; se perseveriamo, con lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà; se siamo infedeli, lui rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso. Richiama alla memoria queste cose, scongiurando davanti a Dio che si evitino le vane discussioni, le quali non giovano a nulla se non alla rovina di chi le ascolta. Sfòrzati di presentarti a Dio come una persona degna, un lavoratore che non deve vergognarsi e che dispensa rettamente la parola della verità. VANGELO (Mc 12,28b-34) In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: "Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l'unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza". Il secondo è questo: "Amerai il tuo prossimo come te stesso". Non c'è altro comandamento più grande di questi». Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all'infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l'intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo. MEDITAZIONE QUOTIDIANA Figlio mio, ricòrdati di Gesù Cristo, risorto dai morti, discendente di Davide, come io annuncio nel mio Vangelo, per il quale soffro fino a portare le catene come un malfattore. Ma la parola di Dio non è incatenata! Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch'essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna... Paolo porta avanti il Vangelo di Gesù, per il quale egli soffre fino a portare le catene in carcere come se fosse un malfattore. La parola di Dio che egli porta ovunque non può essere legata: la distribuisce anche se è in carcere. Paolo e un tutt'uno con Gesù e sopporta tutto pur di portare ad ogni uomo la salvezza di Gesù. Ciò che mi preme è Gesù, che lui sia conosciuto e amato, e in lui e con lui si creino i cieli nuovi e le nuove terre, dove regna la giustizia di Dio. ... «Qual è il primo di tutti i comandamenti?» Gesù rispose: «Il primo è: "Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l'unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: "Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c'è altro comandamento più grande di questi»... Lo scopo dell'esistenza umana è arrivare ad amare il Signore con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze, ma com'è possibile arrivarci? Per arrivare ad amarlo bisogna che tu ti accorga che Lui ti ama. Se io mi accorgo che il Signore mi ama è ben difficile che io non lo riami, bisogna proprio che sia Satana che domina per rifiutare il suo amore. Lo scopo vero della nostra esistenza è accorgersi di essere amati da Dio e quando fai questa esperienza tutta la tua vita si riempie, cambia, si trasforma e diventa canto. La malinconia, la tristezza, le arrabbiature, le delusioni, il pessimismo, tutte queste forme non sono altro che la denuncia di un essere che non si sente amato da nessuno. Nessuna realtà umana può essere vissuta bene se non siamo certi dell'amore di Dio per noi. Quando arrivi a fare l'esperienza dell'amore di Dio, allora ce la fai a lasciare tutto, anche quello che ti sembrava impossibile, perché tu non riesci a lasciare niente finché il cuore è vuoto, ma quando fai l'esperienza del Tutto non ci sta più niente dentro; lasci ogni cosa e dici al Signore: «Vieni!».