V Domenica di Quaresima

Dal Sussidio per la Quaresima-Pasqua

Commento 

Se volessimo dare un denominatore comune alle letture di questa V domenica di Quaresima, potremmo dire, in un parola sola, che questo è la ‘novità’.
La prima lettura, tratta dal profeta Isaia, ci descrive infatti il ‘nuovo esodo’ che il Signore ha preparato per il suo popolo, esiliato in Babilonia. Come nel primo esodo, quello dall’Egitto, la salvezza di Israele si è compiuta grazie ai segni di potenza con cui Dio è intervenuto nella storia del popolo (e il profeta qui ricorda in particolare il passaggio del mare e la disfatta dell’esercito del Faraone, cf Is 43,1617, che richiama Es 15,15-31), così il Signore prepara una “cosa nuova” (Is 43,19), un nuovo intervento di liberazione per il popolo oppresso: Israele attraverserà il deserto per ritornare alla terra promessa e Dio lo accompagnerà aprendo per lui una strada e facendo sgorgare fonti d’acqua per dissetarlo (Is 43,20, che è eco di Es 17,1-7). Allora il popolo dei redenti, investito dalla novità di Dio per lui, rinnovato dall’azione di Dio nella sua storia, canterà le lodi del Signore (Is 43,21, che può alludere a Es 15).
Anche il Salmo responsoriale è tutta una esplosione di gioia per l’opera che il Signore ha compiuto in favore di Israele, l’opera di ristabilimento delle sue sorti, cioè, anche in questo caso, il ritorno dall’esilio babilonese e il reinsediamento nella terra promessa. La parola che più ricorre nel Salmo è “gioia” (vv. 2-3.5-6) e i suoi sinonimi, quale risposta alle “grandi cose” (vv. 2-3) che il Signore ha fatto per il suo popolo. La novità di Dio, il suo intervento di salvezza, è anche qui, come in Is 43, paragonato a un erompere di torrenti nel deserto, il deserto del Negheb, nel sud di Israele (v. 4).
L’apostolo Paolo, nella seconda lettura, pur non usando alcun termine del campo semantico della novità, usa delle immagini equivalenti: parla infatti di qualcosa che sta alle sue spalle, nel suo passato, e che lui oggi considera come spazzatura, qualcosa che va rigettata nella misura che gli impedisce di protendersi verso quanto gli sta di fronte, cioè verso la piena conoscenza di Cristo Gesù (Fil 3,7-8). Ciò che Paolo considera incompatibile con la novità di Cristo è la sua precedente osservanza scrupolosa delle norme della Legge mosaica e delle tradizioni farisaiche, nelle quali riponeva la sua fiducia in vista della salvezza eterna. Grazie all’incontro con Cristo, però, l’Apostolo ha compreso che nulla di tutto questo vale davvero, perché la salvezza non deriva dalla Legge, ma  dalla fede in Cristo, “la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede” (Fil 3,9). È nella relazione viva con Gesù, è “la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti” (Fil 3,10) che come cristiano posso raggiungere la meta, il premio, della mia vita di fede: non l’osservanza di un codice di norme morali, ma il rapporto vitale con Gesù Signore permette alla vita cristiana uno slancio di novità continua. Questo non le consente mai di adagiarsi nei risultati già conseguiti, ma le dona le energie per lo “sforzo di correre per conquistare” la meta (Fil 3,12): una meta che è sempre nell’oltre, è sempre davanti, e lascia nell’uomo una sana inquietudine di perfezione mai raggiunta, finché non consegua il “premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù” (Fil 3,14).
Anche il Vangelo, apparentemente, non parla in modo esplicito di novità: racconta un tranello che scribi e farisei vogliono porre a Gesù, per avere di che accusarlo (Gv 8,3-6). E la trappola consiste nel chiedere a Gesù cosa bisogna fare con una donna sorpresa in flagrante adulterio, peccato che la Legge di Mosè punisce con la lapidazione. Essi sanno che Gesù è il maestro che non si limita a ripetere la Legge, ma che la radicalizza e la supera, e per questo gli pongono la domanda, per vedere se arriverà a contraddire la Legge di Mosè. Al principio Gesù sembra volersi sottrarre al trabocchetto, rifiutando una risposta diretta: il suo scrivere per terra però può alludere a Ger 17,13: “Quanti si allontanano da te saranno scritti nella polvere, perché hanno abbandonato il Signore, fonte di acqua viva”. Forse Gesù vuole ricordare agli scribi e ai farisei questo passo di Geremia perché tutti si rifletta sui propri volontari allontanamenti dal Signore.
Di fronte all’insistenza degli accusatori della donna, Gesù esprime il suo giudizio sulla situazione: e non è un giudizio di condanna verso la donna, come non lo è verso nessuno. È un richiamo agli accusatori dell’adultera a fare un esame di coscienza per vedere se qualcuno di loro sia così innocente di peccato, da potersi permettere di giudicare il comportamento di questa donna colta in flagrante peccato. Alla fine tutti se ne vanno, anche la donna è invitata da Gesù ad andare, ma qualcosa è avvenuto: “Va’ e d’ora in poi non peccare più” (Gv 8,11). Gesù, offrendo il suo perdono, rende capace la donna di una vita nuova, la abilita a vivere quella novità, che nasce dalla relazione profonda con il Signore, quell’andare oltre, di cui ci ha parlato S. Paolo, frutto della comunione al mistero di passione e risurrezione di Gesù: quella novità che ci fa vivere la tensione continua verso la Pasqua eterna, di cui la festa di Pasqua, che è ormai vicina, è solo annuncio e pregustazione.
 

Messa del Giorno

V DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO C

Colore Liturgico Viola

Antifona

Fammi giustizia, o Dio, e difendi la mia causa
contro gente senza pietà;
salvami dall’uomo ingiusto e malvagio,
perché tu sei il mio Dio e la mia difesa. (Sal 42,1-2)

Colletta

Vieni in nostro aiuto, Padre misericordioso,
perché possiamo vivere e agire sempre in quella carità,
che spinse il tuo Figlio a dare la vita per noi.
Egli è Dio e vive e regna con te…

Oppure:

Dio di bontà, che rinnovi in Cristo tutte le cose,
davanti a te sta la nostra miseria:
tu che hai mandato il tuo Figlio unigenito
non per condannare, ma per salvare il mondo,
perdona ogni nostra colpa
e fa’ che rifiorisca nel nostro cuore
il canto della gratitudine e della gioia.
Per il nostro Signore Gesù Cristo …

Prima Lettura

Ecco, io faccio una cosa nuova e darò acqua per dissetare il mio popolo.Dal libro del profeta Isaìa
Is 43,16-21
 
Così dice il Signore,
che aprì una strada nel mare
e un sentiero in mezzo ad acque possenti,
che fece uscire carri e cavalli,
esercito ed eroi a un tempo;
essi giacciono morti, mai più si rialzeranno,
si spensero come un lucignolo, sono estinti:
 
«Non ricordate più le cose passate,
non pensate più alle cose antiche!
Ecco, io faccio una cosa nuova:
proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?
Aprirò anche nel deserto una strada,
immetterò fiumi nella steppa.
Mi glorificheranno le bestie selvatiche,
sciacalli e struzzi,
perché avrò fornito acqua al deserto,
fiumi alla steppa,
per dissetare il mio popolo, il mio eletto.
Il popolo che io ho plasmato per me
celebrerà le mie lodi».

Parola di Dio.
 

Salmo Responsoriale
Dal Salmo 125 (126)

R. Grandi cose ha fatto il Signore per noi.Quando il Signore ristabilì la sorte di Sion,
ci sembrava di sognare.
Allora la nostra bocca si riempì di sorriso,
la nostra lingua di gioia. R.
 
Allora si diceva tra le genti:
«Il Signore ha fatto grandi cose per loro».
Grandi cose ha fatto il Signore per noi:
eravamo pieni di gioia. R.
 
Ristabilisci, Signore, la nostra sorte,
come i torrenti del Negheb.
Chi semina nelle lacrime
mieterà nella gioia. R.
 
Nell’andare, se ne va piangendo,
portando la semente da gettare,
ma nel tornare, viene con gioia,
portando i suoi covoni. R.
 

Seconda Lettura

A motivo di Cristo, ritengo che tutto sia una perdita,facendomi conforme alla sua morte.Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési
Fil 3,8-14
 
Fratelli, ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore. Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo ed essere trovato in lui, avendo come mia giustizia non quella derivante dalla Legge, ma quella che viene dalla fede in Cristo, la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede: perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, 11nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti.
 
Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù. Fratelli, io non ritengo ancora di averla conquistata. So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.

Parola di Dio.
 

Acclamazione al Vangelo

Lode e onore a te, Signore Gesù!

Ritornate a me con tutto il cuore, dice il Signore,
perché io sono misericordioso e pietoso. (Gl 2,12-13)

Lode e onore a te, Signore Gesù!

Vangelo

Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 8,1-11
 
In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
 
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
 
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Parola del Signore.
 

Sulle offerte

Esaudisci, Signore, le nostre preghiere:
tu che ci hai illuminati con gli insegnamenti della fede,
trasformaci con la potenza di questo sacrificio.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

«Donna, nessuno ti ha condannata?».
«Nessuno, Signore».
«Neppure io ti condanno: d’ora in poi non peccare più». (Gv 8,10-11)

 

Dopo la comunione

Dio onnipotente, concedi a noi tuoi fedeli
di essere sempre inseriti come membra vive nel Cristo,
poiché abbiamo comunicato al suo corpo e al suo sangue.
Per Cristo nostro Signore.