Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe

Il dono di un figlio
Nella prima lettura ascoltiamo come Anna, una donna sterile, divenga feconda. Colei che soffriva per la sua condizione, sperimenta la gioia della maternità. Anna diviene madre non per un diritto, ma per un dono che proviene da Dio. La sua vicenda è esemplare per ogni maternità, così come per tutte le relazioni familiari: esse restano sempre un dono, non un diritto, anche quando sono ragionevolmente prevedibili e calcolabili secondo le leggi biologiche, anche quando sono regolate ed esigibili in base alle leggi umane e alla legge di Dio. Il genitore ha un diritto sul figlio: ma il figlio resta un dono, non una sua proprietà. Marito e moglie possono aspettarsi reciprocamente rispetto e attenzione, ma nello stesso tempo scoprono quotidianamente che si tratta di realtà che appartengono alla sfera del dono, non dello scambio.

Possibilità del dono
Anna riceve una grazia da Dio, sperimenta la sua misericordia. Ma in che cosa consiste il dono da lei ricevuto? A ben vedere, esso non è altro che la possibilità di donare a sua volta: Anna può esercitare la misericordia come madre. Il dono consiste nella possibilità di donare. Ma nello stesso tempo il dono della maternità comporta una obbligazione, un dovere: una volta divenuta madre, Anna deve donarsi al figlio, con tutta sé stessa. Il desiderio viscerale della maternità, che si traduce poi in amore viscerale per il figlio, è chiamato a diventare consapevole, solido, fedele, realistico: altrimenti non è vero amore, ma un impulso indistinto che potrà facilmente rovesciarsi nel suo contrario.

L’esplosione del dono
Anna ridona il bambino al tempio, perché possa aiutare il suo popolo. Il bambino, ricevuto per grazia di Dio, viene consacrato a lui. Non è un atto dovuto: è un dono che nasce dal profondo, una scelta meditata e consapevole. Anna, nella sua esperienza di sofferenza e desiderio, ha compreso che tutto nasce dal dono di Dio, e perciò tutto deve ritornare a lui. Una volta entrata nel circolo del dono, Anna non ne esce: il piccolo Samuele, richiesto a Dio e ridonato a lui, diventerà il giudice e il salvatore del suo popolo. Riceve il dono della chiamata profetica, e lo esercita  come un ministero per il bene di tutti. Se proseguiamo la lettura del racconto biblico, troveremo a un certo punto, quasi di sfuggita, l’affermazione che “i figli di lui non camminavano sulle sue orme” (1 Samuele 8,4). La circolazione del dono si è interrotta. Può accadere anche oggi: i figli non camminano sulle orme dei padri e delle madri che li hanno generati alla vita e introdotti alla fede. Il dono ricevuto può non essere accolto. O può non essere rimesso in circolo: a lungo andare però se ne vedranno le conseguenze.

Educare un figlio
Per quanto sia limpido lo sforzo educativo, l’esempio profuso da figure autorevoli, il desiderio di genitori illuminati, è sempre possibile che i figli rifiutino la fede in cui sono stati educati. A volte per un breve periodo di tempo, a volte per tempi molto più lunghi.
Più spesso accade però che nel processo educativo emergano i vuoti dei genitori. Un attento discernimento rivela che esiste un istinto materno, un desiderio di paternità, una tensione romantica alla relazione di coppia che non arrivano al vero amore: materno, paterno, sponsale… ci si ferma all’aspetto immediato, istintivo, a volte anche superficiale, senza arrivare alla completezza e alla consapevolezza. Non possiamo giudicare semplicisticamente, solo per condannare. La prova dell’educazione finirà sempre per rivelare i limiti e le manchevolezze anche del miglior padre, della miglior madre possibile. Probabilmente non è un male: al contrario, è il passaggio decisivo. Come avviene nel brano evangelico, per Maria e Giuseppe.

Al di là dei limiti, la presenza del Padre
Maria e Giuseppe scoprono il loro limite di genitori: si illudono forse di poter educare Gesù secondo le loro consuetudini, immaginano che egli si lasci semplicemente trascinare nella carovana dei parenti e conoscenti. Ma esiste un segreto, una profondità, in Gesù, che non si lascia ingabbiare nelle loro consuetudini, nella pur buona usanza di recarsi a Gerusalemme per le feste principali. Il suo posto è nel tempio, a dialogare con gli esperti della Legge, ad occuparsi delle cose del Padre. Maria e Giuseppe non lo immaginavano: la loro genuina, viscerale angoscia (che è propria di una buona coppia di genitori che hanno smarrito il figlio) si incontra con una consapevolezza superiore. Ma così accade ad ogni genitore: il segreto, il mistero del figlio supera ogni pensiero, ogni manipolazione che si è tentati di imporre. In questo caso addirittura il segreto di Gesù, perduto e ritrovato dopo tre giorni, è già il mistero pasquale. Per dare compimento alla Legge, per compiere totalmente la volontà del Padre, Gesù dovrà morire e poi risorgere. Maria e Giuseppe non capiscono: da educatori, divengono discepoli.

Il ritorno a casa
Perché allora Gesù ritorna a casa? Che senso ha la sua presenza a Nazaret, quando si è già aperta la possibilità di affermarsi a Gerusalemme? Seguendo la grande intuizione di Charles de Foucauld, possiamo considerare la vita nascosta a Nazaret come fondamentale educazione di Gesù. A Nazaret Gesù impara quello che non può apprendere dai dottori della Legge, nello studio al tempio. Luca dice che “stava loro sottomesso”. Proprio nella sottomissione di Gesù sta il segreto di Nazaret: Gesù non solo impara, ma per trent’anni circa vive sulla sua pelle il “farsi piccolo”, l’obbedienza, il confronto con una realtà fatta di cose, non di libri.

Messa del Giorno

SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE – ANNO C – FESTA

Colore Liturgico Bianco

Antifona

I pastori si avviarono in fretta
e trovarono Maria e Giuseppe,
e il Bambino deposto nella mangiatoia. (Lc 2,16)

Colletta

O Dio, nostro Padre,
che nella santa Famiglia ci hai dato un vero modello di vita,
fa’ che nelle nostre famiglie fioriscano le stesse virtù e lo stesso amore,
perché, riuniti insieme nella tua casa,
possiamo godere la gioia senza fine.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…
 
Oppure:

O Dio, nostro creatore e Padre,
tu hai voluto che il tuo Figlio,
generato prima dell’aurora del mondo,
divenisse membro dell’umana famiglia;
ravviva in noi la venerazione
per il dono e il mistero della vita,
perché i genitori si sentano partecipi
della fecondità del tuo amore,
e i figli crescano in sapienza, età e grazia,
rendendo lode al tuo santo nome.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Prima Lettura

Samuele per tutti i giorni della sua vita è richiesto per il Signore.Dal primo libro di Samuèle
1Sam 1,20-22.24-28
 
Al finir dell’anno Anna concepì e partorì un figlio e lo chiamò Samuèle, «perché – diceva – al Signore l’ho richiesto». Quando poi Elkanà andò con tutta la famiglia a offrire il sacrificio di ogni anno al Signore e a soddisfare il suo voto, Anna non andò, perché disse al marito: «Non verrò, finché il bambino non sia svezzato e io possa condurlo a vedere il volto del Signore; poi resterà là per sempre».
 
Dopo averlo svezzato, lo portò con sé, con un giovenco di tre anni, un’efa di farina e un otre di vino, e lo introdusse nel tempio del Signore a Silo: era ancora un fanciullo. Immolato il giovenco, presentarono il fanciullo a Eli e lei disse: «Perdona, mio signore. Per la tua vita, mio signore, io sono quella donna che era stata qui presso di te a pregare il Signore. Per questo fanciullo ho pregato e il Signore mi ha concesso la grazia che gli ho richiesto. Anch’io lascio che il Signore lo richieda: per tutti i giorni della sua vita egli è richiesto per il Signore». E si prostrarono là davanti al Signore.

Parola di Dio

Salmo Responsoriale
Dal Salmo 83 (84)

R. Beato chi abita nella tua casa, Signore.Quanto sono amabili le tue dimore,
Signore degli eserciti!
L’anima mia anela
e desidera gli atri del Signore.
Il mio cuore e la mia carne
esultano nel Dio vivente. R.
 
Beato chi abita nella tua casa:
senza fine canta le tue lodi.
Beato l’uomo che trova in te il suo rifugio
e ha le tue vie nel suo cuore. R.
 
Signore, Dio degli eserciti, ascolta la mia preghiera,
porgi l’orecchio, Dio di Giacobbe.
Guarda, o Dio, colui che è il nostro scudo,
guarda il volto del tuo consacrato. R.

Seconda Lettura

Siamo chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo
1Gv 3,1-2.21-24
 
Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui.
 
Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è.
 
Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio, e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito.
 
Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.

Parola di Dio

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Apri, Signore, il nostro cuore
e accoglieremo le parole del Figlio tuo. (Cfr. At 16,14b)

Alleluia.

Vangelo

Gesù è ritrovato dai genitori nel tempio in mezzo ai maestri.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 2,41-52
 
I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
 
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
 
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
 
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

Sulle offerte

Accogli, Signore, questo sacrificio di salvezza,
e per intercessione della Vergine Madre e di san Giuseppe,
fa’ che le nostre famiglie vivano nella tua amicizia e nella tua pace.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

Il nostro Dio è apparso sulla terra,
e ha dimorato in mezzo a noi. (Bar 3,38)
 
Oppure:

«Figlio, perché ci hai fatto così?
Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo».
Gesù rispose: «Non sapevate che io debbo occuparmi
delle cose del Padre mio?». (Lc 2,48-49)

Dopo la comunione

Padre misericordioso, che ci hai nutriti alla tua mensa,
donaci di seguire gli esempi della santa Famiglia,
perché dopo le prove di questa vita
siamo associati alla sua gloria in cielo.
Per Cristo nostro Signore.