IV domenica di Pasqua

Commento 
La IV domenica del Tempo di Pasqua è caratterizzata in tutti i cicli liturgici dalla figura del pastore, che compare nel brano evangelico (Gv 10,11-18). Il rischio è quello di cogliere questo aspetto  in modo troppo tematico e slegato dal mistero della Pasqua che la Chiesa celebra in questo tempo. Non si tratta di prendere il tema di Gesù come pastore in modo generico, ma di comprendere questa prerogativa come uno dei frutti della sua Pasqua per la vita della Chiesa: con la sua morte e risurrezione il Signore è divenuto «pastore» che guida i suoi discepoli verso i pascoli del Regno (cf. Ap 7,17). Nella prima lettura degli Atti degli Apostoli (At 4,8-12) troviamo la testimonianza davanti agli anziani e agli scribi a Gerusalemme di Pietro e Giovanni, arrestati dopo la guarigione del paralitico e la predicazione nel Tempio; nella seconda lettura (1 Gv 3,1-2) della nuova condizione di figli di Dio nella quale si trovano i credenti.
Il messaggio principale del brano evangelico di questa domenica, tratto dal cap. 10 del Vangelo di Giovanni, emerge principalmente dall’uso di due verbi: «deporre» e «riprendere». In questi due termini l’evangelista sintetizza, nella figura del pastore, tutto il senso della vita di Gesù e della sua Pasqua.
Innanzitutto, a proposito del primo verbo, notiamo che Gesù si definisce come il Pastore «bello» [kalos] perché «depone» la vita. Il verbo «deporre» nel Vangelo di Giovanni compare diverse volte. Solamente una volta nella prima parte del Vangelo (Gv 2,10), mentre ben sedici volte nella seconda parte, proprio a partire dal discorso di Gesù sulle pecore e sul pastore (Gv 10,11.15.17; 11.34; 13,4.37; 15,13.16; 19,19.41; 20,2.13.15.). È un verbo importante e indica il gesto di Gesù che esprime il senso più profondo della sua vita, della sua missione, della sua relazione con il Padre e con i suoi discepoli, cioè il dono della vita. È lo stesso verbo che compare quando il Signore nel cenacolo, per compiere il gesto che nel Vangelo di Giovanni esprime massimamente il senso della sua morte, cioè la lavanda dei piedi, «depone» le sue vesti per lavare i piedi (Gv 13,4) ai suoi discepoli e lasciare loro un esempio, un modello da seguire. Il suo corpo, inoltre, dopo la morte, è «deposto» in un sepolcro, e Maria piange la sua scomparsa perché non sa dove l’hanno «deposto». Quindi questo primo verbo ci dice che la bellezza/bontà del «bel Pastore» dipende dal suo amore, che arriva «fino alla fine», fino a «deporre» la sua vita (Gv 13,1).
Il secondo verbo è «riprendere». Il senso della bellezza/bontà del Pastore non è unicamente nel verbo «deporre», che esprime il suo amore e il dono della vita. Gesù, Pastore delle pecore, è detto bello/buono anche per la sua libertà, resa dall’espressione «prendere nuovamente». Gesù depone la sua vita, ma lo fa in piena libertà poiché ha il potere di donarla e di riprenderla di nuovo (Gv 10,18). Proprio perché Gesù vive nella libertà il suo amore, il suo deporre la vita, la sua esistenza può comunicarsi a coloro che gli appartengono. Per questo la sua morte diviene vita nuova, nuova creazione, risurrezione. Come nell’amore, nel deporre la vita, Gesù è un modello di bellezza per i suoi discepoli, così  anche nella libertà. Le pecore che ascoltano la voce del pastore e lo seguono non sono chiamate solo a deporre la propria vita come lui, ma anche a vivere la libertà. Ai suoi discepoli, nel Vangelo di Giovanni, Gesù dice: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Gv 8,31-32).
In questo senso la IV domenica del Tempo di Pasqua celebra il Signore risorto come buon Pastore: è il frutto della sua Pasqua. La sua vita donata e vissuta nella libertà diventa vita anche per i suoi discepoli. In questo senso egli è il «pastore vero», quello che dona la vita in pienezza e sa condurre su vie sicure.
Nella prima lettura Pietro, davanti agli anziani e agli scribi, rende la sua testimonianza interrogato ancora circa il prodigio della guarigione del paralitico e la sua predicazione. Nelle parole di Pietro, che ribadisce ancora una volta che la guarigione è avvenuta nel nome del Risorto, troviamo altri termini che descrivono il mistero pasquale di Gesù: egli è la pietra scartata, che è divenuta pietra angolare. Così l’azione di deporre e riprendere di nuovo descritta nel Vangelo, viene riletta nell’orizzonte del piano di Dio che rende pietra angolare ciò che il mondo ha scartato, ciò che viene ritenuto debole. Solo in questa «pietra scartata», cioè nella logica che lui ha incarnato, ci può essere salvezza per la vita di ogni uomo e di ogni donna.
Seguendo Gesù buon pastore, ogni uomo e donna può sperimentare il grande amore di Dio che lo rende realmente «figlio», come afferma Giovanni nella seconda lettura. Il credente, «conosciuto» dal pastore, entra nella medesima relazione tra il Padre e il Figlio e diviene così «figlio nel Figlio». È questo un frutto della Pasqua di Gesù che si rende attuale nella vita dei credenti di ogni tempo, chiamati a seguire il Pastore buono/bello nel cammino verso la pienezza del Regno.

Messa del Giorno

Colore Liturgico Bianco

Antifona

Della bontà del Signore è piena la terra;
la sua parola ha creato i cieli. Alleluia. (Sal 32,5-6)

Colletta

Dio onnipotente e misericordioso,
guidaci al possesso della gioia eterna,
perché l’umile gregge dei tuoi fedeli
giunga con sicurezza accanto a te,
dove lo ha preceduto il Cristo, suo pastore.
Egli è Dio, e vive e regna con te…

Oppure:

O Dio, creatore e Padre, che fai risplendere la gloria
del Signore risorto quando nel suo nome è risanata
l’infermità della condizione umana, raduna gli uomini
dispersi  nell’unità di una sola famiglia, perché aderendo
a Cristo buon pastore gustino la gioia di essere tuoi figli.
Per il nostro Signore Gesù Cristo …

Prima Lettura

In nessun altro c’è salvezza.Dagli Atti degli Apostoli
At 4,8-12

In quei giorni, Pietro, colmato di Spirito Santo, disse loro:

«Capi del popolo e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato a un uomo infermo, e cioè per mezzo di chi egli sia stato salvato, sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato.
Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo.
In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati».

Parola di Dio

Salmo Responsoriale
Dal Sal 117

R. La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo. 
Oppure:
Alleluia, alleluia, alleluia.
Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
È meglio rifugiarsi nel Signore
che confidare nell’uomo.
È meglio rifugiarsi nel Signore
che confidare nei potenti. R.

Ti rendo grazie, perché mi hai risposto,
perché sei stato la mia salvezza.
La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi. R.

Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Vi benediciamo dalla casa del Signore.
Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie,
sei il mio Dio e ti esalto.
Rendete grazie al Signore, perché è buono,
perché il suo amore è per sempre. R.

Seconda Lettura

Vedremo Dio così come egli è.Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo
1Gv 3,1-2

Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui.

Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è.

Parola di Dio

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Io sono il buon pastore, dice il Signore,
conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me. (Gv 10,14)

Alleluia.

Vangelo

Il buon pastore dà la propria vita per le pecore.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 10,11-18

In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.

Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.

Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

Parola del Signore

Preghiera sulle offerte

O Dio, che in questi santi mistericompi l’opera della nostra redenzione,fa’ che questa celebrazione pasqualesia per noi fonte di perenne letizia.Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

È risorto il buon Pastore, che ha offerto la vita per le sue pecorelle,
e per il suo gregge è andato incontro alla morte. Alleluia.

Oppure:
«Io sono il buon pastore e offro la vita per le pecore»,
dice il Signore. Alleluia. (Gv 10,14.15)

Preghiera dopo la comunione

Custodisci benigno, o Dio nostro Padre,
il gregge che hai redento
con il sangue prezioso del tuo Figlio,
e guidalo ai pascoli eterni del cielo.
Per Cristo nostro Signore.