IVª domenica di Quaresima

Commento

La quarta domenica di Quaresima presenta come brano evangelico un testo giovanneo tratto  dal dialogo tra Gesù e Nicodemo all’inizio del Quarto Vangelo (Gv 3,14-21) che ci introduce in modo molto intenso nella comprensione del mistero pasquale. La prima lettura (2Cr 36,14-16.19-23), continuando la storia dell’alleanza tra Dio e il suo popolo, fa riferimento all’epoca dell’esilio. La seconda lettura (Ef 2,4-10) collega l’azione premurosa di Dio nei confronti del suo popolo, che emerge nella prima lettura, alla misericordia che si è manifestata in Cristo Gesù.
Il brano del Vangelo di Giovanni in alcuni passaggi fondamentali descrive il senso della missione di Gesù e della sua Pasqua. Non si parla esplicitamente della morte in croce, ma molti elementi del testo fanno indirettamente riferimento al dono della vita e alla morte di Gesù.
Il primo riferimento che incontriamo nel testo scelto dalla liturgia è all’immagine del serpente innalzato da Mosè nel deserto per la guarigione degli Israeliti morsi da serpenti velenosi (cf. Nm 21,4-9). Il verbo “innalzare” può rimandare sia alla morte in croce di Gesù, sia alla sua glorificazione da parte del Padre. Per diverse volte ritorna l’immagine dell’innalzamento del Figlio dell’uomo in Giovanni (Gv 8,28; 12.32.34). Gesù afferma che quando sarà innalzato da terra attirerà tutti a sé (Gv 12,32). Il raduno promesso da Gesù nel momento del suo innalzamento è una immagine che rimanda alla salvezza. Infatti il raduno dei dispersi è l’opera di Dio per i tempi ultimi. Gloria e croce vengono a sovrapporsi: è nel dono della sua vita sulla croce che si rivela la gloria di Gesù.
Il secondo passaggio del brano evangelico (Gv 3,16) afferma in positivo il senso della missione di Gesù, fornendo una ulteriore interpretazione al paragone con il serpente innalzato nel deserto. La missione di Gesù viene legata all’amore del Padre. Si tratta di un amore che non si impossessa dell’amato, ma che dona. È dall’amore infinito di Dio per il mondo che nasce la missione di Gesù e il dono della sua vita in croce, già richiamato dall’immagine del serpente innalzato: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio».
Il terzo passaggio descrive la missione di Gesù in negativo (Gv 3,17-21): egli non è venuto per condannare ma per salvare. La condanna non deriva da una azione voluta da Dio, ma dalla chiusura degli uomini e delle donne all’azione salvifica di Dio che si manifesta nel dono della vita del Figlio. La distinzione avviene nell’accoglienza o meno del Figlio, che è la luce venuta nel mondo. Ma gli uomini, come già il prologo del Quarto Vangelo ricordava (Gv 1,9-11), preferiscono spesso le tenebre alla luce. Gesù con la sua vita e la sua morte illumina la vita umana e smaschera ciò che è nelle tenebre, «chi fa il male» (Gv 3,20).
La prima lettura è tratta dal Secondo Libro delle Cronache, l’ultimo del canone ebraico delle Scritture. I due libri delle Cronache ripercorrono la storia della monarchia e la leggono attraverso un criterio fondamentale: le sorti del popolo dipendono unicamente dalla sua fedeltà all’alleanza, alla legge e alla parola dei profeti.
È quanto alla fine viene affermato esplicitamente nel brano proposto come prima lettura di questa domenica e che costituisce la conclusione di tutta l’opera del Cronista.
Nel Secondo libro delle Cronache il peccato del popolo di Dio sta soprattutto nel suo ostinato non-ascolto della Parola, che il Signore non ha mai fatto mancare tramite i suoi messaggeri inviati «costantemente» e «premurosamente». Anzi si è giunti al punto di «beffare i messaggeri di Dio, disprezzarne le parole, schernire i profeti» (cf. 2Cr 36,16). La situazione del popolo divenne senza rimedio. Davanti a questa situazione, ecco l’ultimo atto di Dio: l’esilio. L’esilio diventa la purificazione necessaria perché il popolo possa ritornare ad ascoltare la voce di Dio. Il fatto che sia stabilito un tempo di settanta anni ci dice che l’ira di Dio, giunta al culmine, non si risolve nella rovina del popolo, ma in un atto estremo per recuperarlo, un atto che si pone quindi in linea con l’ostinazione divina nell’inviare i suoi messaggeri, i profeti per invitare il popolo alla conversione. Il testo si conclude con una apertura al futuro grazie all’opera di liberazione di un sovrano pagano, il re Ciro. L’ultima parola dell’editto del re è particolarmente significativa: «salga!». Il popolo è chiamato a riprendere il cammino di salita a Gerusalemme, per ricominciare la sfida della fedeltà all’alleanza con il suo Dio.
L’invito a salire che conclude la prima lettura può essere rivolto alla Chiesa e ad ogni credente in questo tempo di Quaresima. Dio «ci ha fatto rivivere con Cristo», come richiama la seconda lettura, «per il grande amore con il quale ci ha amato» (Ef 2,4-5). Un dono che diventa impegno a camminare in quelle opere buone che «Dio ha preparato» (cf. Ef 2,10). Il grande amore con il quale Dio ha amato il mondo «da dare» il Figlio e la premura e la costanza con le quali egli ha inviato i suoi profeti, sono il fondamento della vita nuova nella quale i credenti sono invitati a camminare.

Messa del Giorno

IV DOMENICA DI QUARESIMA – LAETARE – ANNO B

Colore Liturgico Viola o Rosaceo

Antifona

Rallegrati, Gerusalemme, e voi tutti che l’amate, riunitevi.
Esultate e gioite, voi che eravate nella tristezza:
saziatevi dell’abbondanza della vostra consolazione. (Cfr. Is 66,10-11)

Colletta

O Padre, che per mezzo del tuo Figlio
operi mirabilmente la nostra redenzione,
concedi al popolo cristiano di affrettarsi con fede viva
e generoso impegno verso la Pasqua ormai vicina.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Oppure:

Dio buono e fedele, che mai ti stanchi di richiamare gli erranti
a vera conversione e nel tuo Figlio innalzato sulla croce ci guarisci
dai morsi del maligno, donaci la ricchezza della tua grazia,
perché rinnovati nello spirito possiamo corrispondere
al tuo eterno e sconfinato amore.
Per il nostro Signore …

Prima Lettura

Con l’esilio e la liberazione del popolo si manifesta l’ira e la misericordia del Signore.Dal secondo libro delle Cronache
2Cr 36,14-16.19-23

In quei giorni, tutti i capi di Giuda, i sacerdoti e il popolo moltiplicarono le loro infedeltà, imitando in tutto gli abomini degli altri popoli, e contaminarono il tempio, che il Signore si era consacrato a Gerusalemme. Il Signore, Dio dei loro padri, mandò premurosamente e incessantemente i suoi messaggeri ad ammonirli, perché aveva compassione del suo popolo e della sua dimora. Ma essi si beffarono dei messaggeri di Dio, disprezzarono le sue parole e schernirono i suoi profeti al punto che l’ira del Signore contro il suo popolo raggiunse il culmine, senza più rimedio. Quindi [i suoi nemici] incendiarono il tempio del Signore, demolirono le mura di Gerusalemme e diedero alle fiamme tutti i suoi palazzi e distrussero tutti i suoi oggetti preziosi. Il re [dei Caldèi] deportò a Babilonia gli scampati alla spada, che divennero schiavi suoi e dei suoi figli fino all’avvento del regno persiano, attuandosi così la parola del Signore per bocca di Geremìa: «Finché la terra non abbia scontato i suoi sabati, essa riposerà per tutto il tempo della desolazione fino al compiersi di settanta anni». Nell’anno primo di Ciro, re di Persia, perché si adempisse la parola del Signore pronunciata per bocca di Geremìa, il Signore suscitò lo spirito di Ciro, re di Persia, che fece proclamare per tutto il suo regno, anche per iscritto: «Così dice Ciro, re di Persia: “Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra. Egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio a Gerusalemme, che è in Giuda. Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il Signore, suo Dio, sia con lui e salga!”».

Parola di Dio

Salmo Responsoriale
Dal Sal 136

R. Il ricordo di te, Signore, è la nostra gioia.Lungo i fiumi di Babilonia,
là sedevamo e piangevamo
ricordandoci di Sion.
Ai salici di quella terra
appendemmo le nostre cetre. R.

Perché là ci chiedevano parole di canto
coloro che ci avevano deportato,
allegre canzoni, i nostri oppressori:
«Cantateci canti di Sion!». R.

Come cantare i canti del Signore
in terra straniera?
Se mi dimentico di te, Gerusalemme,
si dimentichi di me la mia destra. R.

Mi si attacchi la lingua al palato
se lascio cadere il tuo ricordo,
se non innalzo Gerusalemme
al di sopra di ogni mia gioia. R.

Seconda Lettura

Morti per le colpe, siamo stati salvati per grazia.Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni
Ef 2,4-10

Fratelli, Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati. Con lui ci ha anche risuscitato e ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù. Per grazia infatti siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha preparato perché in esse camminassimo.

Parola di Dio

Acclamazione al Vangelo

Lode e onore a te, Signore Gesù!

Dio ha tanto amato il mondo da dare il Fglio unigenito;
chiunque crede in lui ha la vita eterna. (Cfr. Gv 3,16)

Lode e onore a te, Signore Gesù!

Vangelo

Dio ha mandato il Figlio perché il mondo si salvi per mezzo di lui.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 3,14-21

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

Parola del Signore

Preghiera sulle offerte

Ti offriamo con gioia, Signore, questi doni per il sacrificio:aiutaci a celebrarlo con fede sincera e a offrirlo degnamenteper la salvezza del mondo.Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

La luce è venuta nel mondo.
Chi opera la verità viene alla luce. (Gv 3,19.21)

Oppure:

Gerusalemme è costruita come città salda e compatta.
Là salgono insieme le tribù, le tribù del Signore,
secondo la legge di Israele, per lodare i nome del Signore. (Sal 121,3-4)

Preghiera dopo la comunione

O Dio, che illumini ogni uomo che viene in questo mondo,
fa’ risplendere su di noi la luce del tuo volto,
perché i nostri pensieri siano sempre conformi alla tua sapienza
e possiamo amarti con cuore sincero.
Per Cristo nostro Signore.