IIª domenica di Quaresima

Commento

La seconda domenica di Quaresima dell’anno B è caratterizzata principalmente dal racconto della Trasfigurazione secondo Marco (Mc 9,1-9) e dall’episodio del libro della Genesi riguardante il sacrificio di Isacco e il rinnovamento della promessa di Dio ad Abramo (Gen 22,1-2.9.10-13.15-18). La seconda lettura, tratta dalla Lettera ai Romani (Rm 8,31-34), ci spinge alla lettura cristologica della vicenda del patriarca Abramo e del figlio Isacco. Anche Dio infatti «non ha risparmiato il proprio Figlio».
Il racconto della Trasfigurazione di Gesù sul monte con la presenza di tre testimoni prescelti, Pietro, Giacomo e Giovanni, caratterizza in ogni ciclo liturgico la seconda domenica di Quaresima ed è legato all’episodio della prova nel deserto che invece troviamo nella prima domenica. Si tratta di due facce della stessa medaglia: da una parte la lotta contro il male, che si oppone alla vita umana piena, dall’altra la trasfigurazione della vita umana nella luce di Dio che deriva dall’adesione alla volontà del Padre.
Nel Vangelo di Marco la Trasfigurazione si colloca in un contesto di tensione e di opposizione. Gesù nel suo cammino incontra l’opposizione dei suoi contemporanei, deve affrontare impegnative dispute con molti interlocutori religiosi del suo tempo, sperimenta la radicale incomprensione e cecità dei suoi discepoli ed è costretto ripetutamente a ribadire le condizioni della sequela e il senso del suo ministero. Basta pensare all’episodio di Cesarea di Filippo, quando, alla confessione di fede di Pietro, segue l’incapacità del discepolo a comprendere la strada del maestro. In questo contesto di contrapposizione, che allude alla futura passione e morte, si colloca l’episodio della Trasfigurazione, che lascia intravedere la gloria della risurrezione. Le vesti candide creano un legame tra l’episodio che avviene sul monte della gloria e l’apparizione di un giovane «vestito d’una veste bianca» (Mc 16,5) la mattina del primo giorno dopo il sabato.
L’episodio della Trasfigurazione mostra come la vita e la gloria possano manifestarsi anche in un contesto di opposizione e di morte, di lotta e di fatica. Perché la gloria si manifesti occorre l’ascolto della Parola di Dio che è stata comunicata tramite Elia e Mosè, che conversano con Gesù. Essi sono certo immagine della Legge e dei profeti, ma anche coloro che nella tradizione ebraica già vivono in Dio e nella comunione con lui. Ora questo ascolto continua nella parola di Gesù. Infatti la voce dal cielo invita ad ascoltare lui: «ascoltatelo!». Si tratta di un elemento molto importante. Ora la Parola di Dio si ascolta nella voce del Figlio «amato». Un elemento ulteriore che esprime la relazione unica del Padre con Gesù e di Gesù con i suoi discepoli.
Nella prima lettura troviamo una seconda tappa del cammino di alleanza di Dio con il suo popolo e con l’umanità intera. Nel caso di Abramo, di alleanza si parla in Gen 17 (cf. Gen 17,2), tuttavia anche in questo episodio del sacrifico di Isacco il Signore rinnova la sua promessa al Patriarca.
Un giorno ormai lontano Abramo aveva sentito la parola del Signore, una parola misteriosa, una voce sconosciuta, che gli diceva «va!» (Gen 12,1): «Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò». Per Abramo si trattava di lasciare tutto il suo passato, i suoi parenti, la casa di suo padre. Ora, nell’episodio del sacrificio di Isacco, proprio quando sembra manifestarsi un timido segno di realizzazione della promessa, ad Abramo viene chiesto di lasciare anche il proprio futuro.
È la vocazione dell’uomo – «vai per te!» – che Dio ha pensato alle origini: la richiesta di Dio che Adamo rifiutò cercando di possedere, di prendere (Gen 3,6) la creazione e i suoi frutti non come dono di Dio, ma come suo possesso. Abramo guarda ciò che ha ricevuto dalle mani di Dio come un dono di cui egli non è padrone. Abramo fa la parola del Signore  (cf. Gen 22,16) e per questo la sua prima chiamata si realizza e il suo futuro diviene realmente benedizione. La vita dell’uomo diventa benedizione quando sa entrare nella logica del dono, allora Dio vede e si lascia vedere. È su quel monte che il Signore si lascia vedere, perché un uomo ha accolto la logica del dono.
Su un altro monte la logica del dono è stata accolta, il monte della croce, dove Gesù dona la sua vita con amore e dove Dio stesso si dona nel suo prediletto/unico Figlio, e anche quel dono diventerà benedizione e alleanza per una moltitudine di figli condotti alla gloria, che oggi su un altro monte, quello della Trasfigurazione, già risplende! L’espressione «Figlio amato» crea un significativo legame tra il brano evangelico (Mc 9,7) e la prima lettura (Gen 22,2), uniche due ricorrenze in tutta la Scrittura. Il brano della Lettera ai Romani può portare ad esplicitare questo collegamento e a legarlo alla vita dei credenti in quanto si parla di Dio che «non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi». Si entra così ancora più profondamente nel tema pasquale che verrà ripreso e approfondito nelle domeniche successive.

Messa del Giorno

II DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO B

Colore Liturgico Viola

Antifona

Di te dice il mio cuore: “Cercate il suo volto”.
Il tuo volto io cerco, o Signore. Non nascondermi il tuo volto. (Sal 26,8-9)

Oppure:

Ricorda, Signore, il tuo amore e la tua bontà,
le tue misericordie che sono da sempre.
Non trionfino su di noi i nostri nemici; libera il tuo popolo,
Signore, da tutte le sue angosce. (Sal 24,6.3.22)

Non si dice il Gloria

Colletta

O Padre, che ci chiami ad ascoltare il tuo amato Figlio,
nutri la nostra fede con la tua parola e purifica gli occhi del nostro spirito,
perché possiamo godere la visione della tua gloria.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Oppure:

O Dio, Padre buono, che non hai risparmiato il tuo Figlio unigenito,
ma lo hai dato per noi peccatori; rafforzaci nell’obbedienza della fede,
perché seguiamo in tutto le sue orme e siamo con lui trasfigurati nella luce della tua gloria.
Per il nostro Signore Gesù Cristo …

Prima Lettura

Il sacrificio del nostro padre Abramo.Dal libro della Gènesi
Gen 22,1-2.9.10-13.15-18

In quei giorni, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va’ nel territorio di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò». Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». L’angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito». Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio. L’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».

parola di Dio

Salmo Responsoriale
Dal Sal 115

R. Camminerò alla presenza del Signore nella terra dei viventi.Ho creduto anche quando dicevo:
«Sono troppo infelice».
Agli occhi del Signore è preziosa
la morte dei suoi fedeli. R.

Ti prego, Signore, perché sono tuo servo;
io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene.
A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore. R.

Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo,
negli atri della casa del Signore,
in mezzo a te, Gerusalemme. R.

Seconda Lettura

Dio non ha risparmiato il proprio Figlio.Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Rm 8,31b-34

Fratelli, se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui? Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!

Parola di Dio

Acclamazione al Vangelo

Lode e onore a te, Signore Gesù!

Dalla nube luminosa si udì la voce del Padre:
“Questi è il mio Figlio, l’amato: ascoltatelo!” (Cfr. Mc 9,7)

Lode e onore a te, Signore Gesù!

Vangelo

Questi è il Figlio mio, l’amato.

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 9,2-10

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

Parola del Signore

Preghiera sulle offerte

Questa offerta, Signore misericordioso,ci ottenga il perdono dei nostri peccatie ci santifichi nel corpo e nello spirito,perché possiamo celebrare degnamente le feste pasquali.Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

“Questi è il mio Figlio prediletto,
nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo”. (Mt 17,5; Mc 9,7; Lc 9,35)

Preghiera dopo la comunione

Per la partecipazione ai tuoi gloriosi misteri
ti rendiamo fervide grazie, Signore, perché a noi
ancora pellegrini sulla terra fai pregustare i beni del cielo.
Per Cristo nostro Signore.